Giovani Comunisti/e L'Aquila

mercoledì 16 dicembre 2009

Inaccettabile situazione studenti Reiss Romoli

comunicato stampa:

Inaccettabile situazione studenti Reiss Romoli

I Giovani Comunisti (PRC) sostengono in tutte le sue forme la mobilitazione degli studenti assegnatari degli alloggi Reiss Romoli.
Dai primi giorni abbiamo avuto modo di constatare il regime da caserma a cui sono sottoposti gli studenti assegnatari: coprifuoco, impossibilità di far accedere esterni nelle proprie stanze, addirittura 5 minuti di tempo per attraversare i due check-point tra l'ingresso e la residenza, altrimenti si viene segnalati!
Il contestato regolamento e il versamento dell'onerosa caparra (450-600 euro!) sono stati sottoposti dall'ADSU agli studenti con il ricatto esplicito: "se non ti sta bene, ci sono molti altri che possono entrare al tuo posto". Modalità incivile e inaccettabile a fronte delle più elementari richieste degli studenti. Ricordiamo che gli studenti pagano regolarmente il contratto d'affitto.
Questo mentre l'ADSU è corresponsabile di aver regalato alla Curia la gestione della casa dello studente realizzata con fondi pubblici dalla regione Lombardia, tagliando fuori centinaia di studenti idonei non beneficiari.
Non è certo questo il modo di far ripartire quell'Ateneo che era il cuore della nostra città, e quella casa dello studente che ne è diventata tristemente il simbolo.

Francesco Marola, portavoce
Simone Virgilii, resp. Università
Carmelo Campione, resp. Università, residente Reiss Romoli

Giovani Comunisti - Partito della Rifondazione Comunista

domenica 13 dicembre 2009

Giovedì 17 dicembre, Acqua in movimento - dibattito con Marco Bersani e Fabrizio Consalvi


Giovedì 17 dicembre, presso le Case Matte, Collemaggio - L'Aquila

Per la difesa dell'acqua pubblica:
Dibattito con Fabrizio Consalvi e Marco Bersani, autore del libro “Acqua in movimento” (ed. Alegre)

ore 19:30

cena sociale

ore 21:00

Fabrizio Consalvi (ATTAC Italia): l'esperienza della privatizzazione dell'acqua ad Aprilia (Latina)

Marco Bersani (Forum italiano dei movimenti per l'acqua): Acqua in movimento – ripubblicizzare un bene comune

Presentazione della campagna nazionale "Salva l'acqua"

Discussione


Comitato per l'acqua pubblica L'Aquila
http://comitatoacquapubblicalaquila.blogspot.com/

giovedì 10 dicembre 2009

FERRERO - PRC: TERREMOTO, DEL TUTTO INSUFFICIENTE LA SOSPENSIONE DELLE TASSE PER IL 2010 SENZA MISURE IN LINEA CON PRECEDENTI UMBRIA E MARCHE


Dichiarazione di Paolo Ferrero, segretario nazionale PRC-SE

Dopo le numerose passerelle ad uso mediatico, continuano le promesse mancate del Governo, che prosegue senza pudore a considerare i cittadini aquilani terremotati di serie B. Dopo aver più volte annunciato interventi sulla sospensione e la restituzione delle tasse in linea con quanto fatto per altri terremoti e calamità naturali, i terremotati aquilani vivono oggi con la speranza che l’ennesimo annuncio fatto da Bertolaso – sospensione del versamento dei tributi per il prossimo anno – trovi concretezza in un decreto ad hoc.
Ma la proroga della sospensione del pagamento delle tasse per il 2010, senza alcuna garanzia sui tempi e sull’entità della restituzione, è davvero ben poca cosa. La strategia messa in campo dal Governo, d’altra parte, è sempre la stessa: dalla politica degli annunci alla realizzazione concreta delle promesse è come passare dal giorno alla notte.
Alcuni esempi: il ministro Gelmini annunciò in una sua visita a L’Aquila che i tagli previsti sul personale della scuola, almeno per quest’anno, avrebbero risparmiato il territorio colpito dal terremoto.
Così non è stato, e centinaia di precari della provincia aquilana sono rimasti senza lavoro.
E’ stato detto fino allo sfinimento che entro l’inverno tutti gli sfollati avrebbero avuto una casa: a dicembre inoltrato, sono ancora 19 mila gli aquilani sulla costa e quasi tremila i nuclei familiari senza prospettive, abbandonati ad un’autonoma sistemazione forzata.
Il Governo ponga fine a questa offensiva speculazione sulla pelle dei terremotati e sulle tasse si comporti con il popolo del cratere aquilano come avvenuto con i cittadini di Umbria e Marche: inizio della restituzione non prima di 5 anni, nella misura del 40% del dovuto e dilazionata in 120 rate.

domenica 6 dicembre 2009

Giovani Comunisti/e @ no B day!


Nella manifestazione del No B Day le/i Giovani Comuniste/i hanno sfilato davanti allo spezzone della Brigata di solidarietà attiva per chiedere le dimissioni di Berlusconi e del suo governo, capaci di propagandare come risolto il problema della ricostruzione dell'Aquila mentre ci troviamo ancora in una situazione di estrema emergenza abitativa, occupazionale, economica. Vergogna!
L'enorme corteo è stato aperto dai tanti che hanno scelto di portare il colore viola perché è un colore non riconducibile a nessun partito. Noi invece abbiamo scelto il rosso perché è il colore dei lavoratori e delle lavoratrici di tutto il mondo, è il colore delle bandiere del Partito della Rifondazione Comunista e della Federazione della Sinistra che, in una prova di forza straordinaria, a migliaia hanno riempito le strade di Roma.
E' stata una giornata importante per un paese che subisce duramente l'attacco della destra razzista e padronale, una giornata che ci dà forza e convinzione per continuare a lottare per la democrazia e l'alternativa.


da il Manifesto 6/12
Sorpresa, il corteo si tinge di rosso
di Matteo Bartocci

La manifestazione viola è colorata anche di rosso. Tanto. Organizzato. Orgoglioso. Con migliaia di bandiere rosse con falce e martello che punteggiano tutto il corteo fino a piazza San Giovanni. Rifondazione ha aderito alla manifestazione fin dal primo giorno insieme ad Antonio Di Pietro. Quando il successo della giornata era solo un miraggio e prevalevano sospetti e scetticismo. Anche con i pochi soldi rimasti in cassa ha contribuito con discrezione a centinaia di autobus da tutta Italia. E a fine giornata tra i dirigenti c'è il sorriso di chi, almeno per una volta, l'ha azzeccata, per dirla in dipietrese.
«Non è bizzarro chiedere le dimissioni di Berlusconi: è costellato di processi, è ritenuto colluso con la mafia e non sta facendo nulla per fronteggiare la crisi», commenta soddisfatto Oliviero Diliberto del Pdci. Paolo Ferrero (Prc) è invece molto critico con il Pd: «Mi fa specie che non ci sia. L'opposizione drammaticamente è solo qui in piazza - dice a piazza San Giovanni - ma dire no a Berlusconi è necessario per poter dire sì alle cose che vogliamo fare». Sinistra e Verdi intanto, esclusi dal parlamento, hanno cominciato a raccogliere le firme per diversi referendum: contro la legge 30 e il nucleare, per l'acqua pubblica.


da Liberazione 6/12
Questa è la vera scossa di cui il paese ha bisogno
di Dino Greco

Venerdì titolavamo il giornale dando corpo ad una sensazione che era anche un auspicio, una speranza: «Scesi in campo», scrivevamo sotto la foto di un gruppo di giovanissimi, stretti in gruppo, che tenevano nelle mani il manifesto del NoBDay. Ebbene, ieri, per le vie di Roma si è visto davvero qualcosa di nuovo, di inedito. E di promettente. Quella generazione che si è inseguita per settimane sulla rete, che ha via via preso coscienza di sé, della possibilità di un agire politico diretto si è ritrovata in piazza, per dire che Berlusconi e con lui tutto il marcio che ammorba questo Paese se ne deve andare. Un corteo impressionante, per la quantità delle persone che hanno raccolto l'appello e, ancor più, per l'intensità di una partecipazione che emanava consapevolezza di una responsabilità collettiva. Tutto il contrario di quella passività rassegnata che abbiamo temuto potesse prendere il sopravvento nel clima di degenerazione che si sprigiona dai palazzi del potere. Chi abbia seguito il serpentone fin dentro una piazza San Giovanni per una volta troppo piccola non può non aver ricavato un'impressione profonda. Perché la protesta corale, la richiesta condivisa di giustizia, di uguaglianza, di pulizia, era declinata in mille modi diversi, come se ognuno volesse dirlo in un modo proprio, con un segno, un cartello, uno slogan, un drappo del vestito. C'era il viola, colore adottato dagli organizzatori della manifestazione. E c'era il rosso delle bandiere della Federazione della Sinistra che in mattinata, in un teatro Brancaccio straripante, ha posto la prima, fondamentale pietra di una sinistra unita e plurale. E che ora è attesa al compito più impegnativo, quello di mettere radici in tutto il Paese e divenire - senza supponenza - interlocutrice dei movimenti, del variegato conflitto sociale, di una domanda di democrazia rimasta per troppo tempo inascoltata e men che meno rappresentata. La nottata non è certo passata. Ma forse qualcosa comincia a cambiare davvero.



mercoledì 18 novembre 2009

sabato 21 novembre, assemblea e dibattito "Verità e giustizia per Stefano Cucchi"


VERITA' E GIUSTIZIA PER STEFANO CUCCHI

ASSEMBLEA E DIBATTITO SABATO 21 NOVEMBRE

DALLE ORE 18 PRESSO LE CASE MATTE
piazzale ex ospedale psichiatrico di Collemaggio, L'Aquila

Stefano Cucchi aveva 31 anni. Lo hanno arrestato per una modica quantità d'erba, poi lo hanno massacrato di botte. E' stato lasciato morire nel padiglione penitenziario dell'ospedale Sandro Pertini di Roma. Tenuto nascosto ai familiari che lo rivedono solo sul tavolo dell'obitorio. E' violenza gratuita di chi dovrebbe garantire sicurezza e incolumità, in un clima in cui l'autoritarismo dilagante si fa sempre più repressione delle diversità e delle forme di dissenso. E' necessario fare verità e giustizia, subito. lo si deve a stefano, ai suoi cari. Lo si deve ad Aldo bianzino e Federico Aldrovandi. Lo si deve a tutti noi.

A seguire cena sociale e serata HipHop-D'N'B con ANONIMA CREW - CUBA CABBAL feat. FILTRO SELECTA - BEEZ &KONE

Giovani Comunisti/e - Osservatorio sulla repressione - comitato Verità e giustizia per Aldo - 3e32

lunedì 16 novembre 2009

No Berlusconi Day, Roma 5 dicembre: appelli da L'Aquila e dall'Osservatorio sulla repressione


Pubblichiamo gli appelli lanciati da No Berlusconi Day L'Aquila e dall'Osservatorio sulla repressione. Partecipiamo tutti alla manifestazione, cacciamo Berlusconi e il suo governo!

AUTOBUS DA L'AQUILA ore 10:00 terminal di Collemaggio
per prenotazioni e info:


NO BERLUSCONI DAY L'AQUILA:
Entro l’anno arriveranno altri 1900 moduli “Map”, le casette di legno, e altri 4000 alloggi del tipo CASE.
Circa diecimila prefabbricati messi in opera in nove mesi.
Berlusconi inaugura funzionali prefabbricati e celebra la riuscita, il successo di una risposta all’emergenza abitativa, la voglia di stupire con un pronto allestimento di un tetto per una parte degli sfollati
Ma c’è l’altro lato della ricostruzione, anzi il lato che ancora non c’è: la ricostruzione vera e propria del patrimonio edilizio danneggiato, insomma la città, i paesi e i centri storici, e non le new town.
QUI C'E' RITARDO NEI TEMPI E MANCANZA DI FONDI.
Il rischio della scelta di non finanziare per via fiscale la ricostruzione dei centri urbani può essere quello di un capoluogo e di altri centri senza vero futuro urbano. Moltie persone sono rimaste senza lavoro e non è prevista una politica sociale per loro.
Poi c’è lo show, quello dove Berlusconi celebra se stesso. Prima rete Rai, prima serata, Bruno Vespa.
E fin qui siamo nella fisiologia.
Patologico è il tentativo di “rete unificata e unica”. Niente Ballarò su Rai3, niente Matrix su Canale5, potendo avrebbero spostato anche Marsiglia-Milan e Juve-Bordeaux di Champions.
Patologica è la voglia matta di adunata televisiva del pubblico in una sola piazza.
E patologico è un paese nel quale se dici che il progetto CASE è stato un successo devi anche aggiungere professione di fede nell’uomo “del fare”, un paese dove per dire bene di un atto di governo la tv pubblica e la comunicazione in genere sente il bisogno di adorazione mistica del “grande costruttore", mentre invece quanto è stato fatto è stato possibile solo grazie alla strabiliante generosità dell'umanità con le sue donazioni e ai lavori portati avanti con uno sforzo e una volontà inconsueti.
PER FARE SPAZIO ALLA VERITA', PER RICORDARE ALL'ITALIA CHE L'AQUILA NON E' STATA ANCORA RICOSTRUITA,
PARTECIPIAMO ANCHE NOI AL NO BERLUSCONI DAY A ROMA

gruppo facebook No Berlusconi Day L'Aquila



OSSERVATORIO SULLA REPRESSIONE:
IL 5 DICEMBRE IN PIAZZA CONTRO BERLUSCONI E LA REPRESSIONE
Il 5 dicembre saremo in piazza alla manifestazione indetta dalle reti del web contro il Governo Berlusconi, e alla quale stanno aderendo partiti ed associazioni. Saremo in piazza partendo dall'appello delle madri orfane dello Stato per chiedere con loro verità e giustizia per le tante donne e per i tanti uomini uccisi dalla repressione di stato in questi anni. Manifesteremo per chiedere la fine delle politiche della 'tolleranza zero' e la fine dell'impunità per chi si macchia di questi crimini. Dalla morte di Carlo Giuliani a quella di Federico Aldrovandri abbiamo visto come un nuovo autoritarismo delle classi dominanti abbia trovato nella violenza di alcuni settori dello stato una sponda enorme alla quale bisogna costruire un argine democratico. Dalla legge Reale alla legislazione sulle droghe, dal pacchetto sicurezza fino alla tessera del tifoso, tutti i settori sociali sono stati attraversati dalla stessa filosofia d'intervento: reprimere e criminalizzare ogni forma di dissenso sociale. La 'tolleranza zero' non è uno slogan ma una teoria che ha alimentato una “cultura” diffusa violenta e xenofoba contro i 'diversi', come dimostrano le storie di Abba, di Renato Biagetti, di Dax, e di tanti altri giovani feriti e aggrediti nelle nostre strade. Esiste un profondo legame tra chi predica l'intolleranza e chi l'agisce contro ogni diversità; noi pensiamo che questo legame sia un problema per la sicurezza sociale di questo paese, per questo saremo in piazza. Un'intolleranza alimentata dall'alto e che trova sponda nei luoghi in cui il diritto viene sospeso: carceri e caserme sono diventati luoghi insicuri ed invivibili, com'è successo alle caserme Raniero a Napoli e Bolzaneto a Genova... per Aldo Bianzino per Marcello Lonzi, per Stefano Cucchi e per i tanti – troppi – che sono stati “ suicidati “ in questi anni. Se lo stato di democrazia di un paese si vede dalle proprie carceri, possiamo affermare che l'Italia non è lontana dalla Libia e da Guantanamo: oggi il governo invece che parlare di costruire nuove carceri dovrebbe impegnarsi ad evitare che chiudano le fabbriche. Il fatto poi che esista una doppia giustizia che fa sì che, innocenti muoiano dentro le galere, mentre si concedono scudi e condoni per mafiosi ed evasori – o che il rappresentante del nostro governo invece di pensare alla crisi sociale pensi a come salvarsi dai processi ed a sottrarsi da essi – non fa che aumentare la nostra rabbia ed indignazione. Indignazione che cresce nel leggere le sconcertanti dichiarazioni del sottosegretario Giovanardi – principale responsabile della legislazione proibizionista sulle droghe, concausa della morte di Stefano Cucchi – e del ministro La Russa che, nonostante ci sia una inchiesta in corso, ha preventivamente garantito piena impunità a chi ha deliberatamente provocato la morte di Stefano: a entrambi chiediamo le dimissioni! Dal 5 dicembre, partendo da Roma, inizieremo a camminare per tutte le strade e per tutte le piazza d'Italia: per chiedere verità e giustizia, per chiedere la immediata cessazione delle legislazioni emergenziali.

gruppo facebook "IL 5 DICEMBRE IN PIAZZA CONTRO BERLUSCONI E LA REPRESSIONE"


Di Pietro e Ferrero: proviamo tutti insieme a costruire un'opposizione. Idv e Prc in piazza il 5 dicembre



giovedì 5 novembre 2009

per la gestione pubblica della nuova casa dello studente


Torniamo a contestare le modalità di gestione della nuova casa dello studente realizzata con i fondi pubblici della Regione Lombardia: la Regione Abruzzo ha affidato la gestione di questa struttura alla Curia, ente privato, che ha attribuito i posti letto senza passare per le graduatorie pubbliche che tengono conto dei criteri di reddito. Fa bene l'Unione degli Universitari a dichiarare di voler denunciare la Regione Abruzzo, una risposta “sacrosanta” (per restare in tema) ad un abuso inaccettabile.
Questa manovra fa parte di un disegno più ampio di cui la Regione Lombardia è corresponsabile. Già a luglio ci opponemmo con il nostro consigliere comunale Perilli alla vergogna del trasferimento futuro dell'intera proprietà delle strutture alla Curia, che mossa da caritatevole spirito avrebbe potuto ben diversamente mettere a disposizione i suoi ingenti beni.

Francesco Marola - Giovani Comunisti/e PRC L’Aquila

il Centro 14/07/09
Prevista anche la cessione gratuita dell’area, da parte della Curia, per trent’anni, trascorsi i quali quel «bene» sarà trasferito all’Arcidiocesi.
Ed è stato questo a scatenare le proteste di alcuni consiglieri, anche di maggioranza, secondo i quali «si ragiona senza indirizzi di programmazione». Enrico Perilli (Rifondazione Comunista) ha parlato di un «business per la Chiesa».


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AGGIORNAMENTI:

il Messaggero, 29/11

Indagini sulla nuova casa dello studente. Peculato ipotesi di reato
Altre ipotesi: distrazione di fondi pubblici e danno erariale
La struttura pubblica costruita su un terreno della Curia

L'AQUILA (29 novembre) - La procura della Repubblica dell'Aquila sta indagando sulla vicenda della nuova casa dello studente realizzata dalla Regione Lombardia, con una spesa di 7,5 milioni di euro, su un terreno della Curia dell'Aquila dalla Regione Lombardia.
La conferma arriva dal procuratore capo dell'Aquila, Alfredo Rossini, che parla di «attenzioni della procura». L'attività di indagine è partita di recente: secondo quanto si è appreso ci sarebbero stati degli esposti che avrebbero sottolineato l'anomalia. La procura dell'Aquila ha anche confermato che è stata inviata una relazione alla Procura della Corte dei Conti per la verifica dell'ipotesi di danno erariale.
La casa dello studente è destinata a sostituire quella di via XX settembre, crollata il 6 aprile scorso, dove sono morti otto giovani. L'iniziativa era stata annunciata in un evento per la firma del contratto di programma che si era svolto alla fine di giugno scorso all'Aquila alla presenza del governatore lombardo Roberto Formigoni e dell'arcivescovo dell'Aquila, Giuseppe Molinari, il sindaco del capoluogo Massimo Cialente e Gianni Chiodi. Il contratto prevede la concessione in comodato del terreno per 30 anni, trascorsi i quali, la Curia diventerà titolare dell'immobile. L'opera costruita a tempo di record ed inaugurata il 4 novembre scorso era stata consegnata dallo stesso presidente Formigoni al Comune dell'Aquila.
L'inchiesta è contro ignoti, non essendo ancora state individuate responsabilità da parte di persone, non ci sono avvisi di garanzia: per questo gli enti coinvolti nell'indagine non hanno notizie ufficiali. Prima che vengano contestate delle violazioni a persone dovrebbero passare alcuni mesi. Le ipotesi di reato sono quelle di peculato e di distrazione fondi pubblici, ma secondo quanto si è appreso i magistrati attendono i risultati della procura della Corte dei Conti perché considerano più grave il reato di danno erariale, in quanto l'ipotesi è la realizzazione di una struttura pubblica su un terreno privato. Intanto è in atto un dibattito molto serrato su quale ente dovrà gestire la nuova casa dello studente, che non è stata affidata all'ente competente, l'azienda per il diritto allo studio universitario (Adsu), ma al Comune dell'Aquila. In tal senso il commissario dell'Adsu, Francesco D'Ascanio, nei giorni scorsi aveva auspicato una sinergia tra gli enti e un coordinamento per i 120 posti letto da assegnare agli studenti. Non è chiaro se l'inchiesta influirà sui tempi di attivazione della nuova struttura.

6 novembre: presidio della memoria


L’ AQUILA – BUENOS AIRES - “MEMORIA, VERITA’, GIUSTIZIA”

Venerdì 6 novembre ore 18 presso
Accademia delle Belle Arti – Pettino

A 7 mesi dal terremoto le associazioni e i comitati cittadini ricordano le vittime insieme a Hebe de Bonafini, Presidentessa delle Madres de Plaza de Mayo, eroine della memoria e della giustizia in Argentina e nel mondo.
Già premio della Pace Abruzzo 2007, Hebe e le Madres rinnovano il loro vincolo di solidarietà con la città che le aveva ospitate nel 2002.

Comitato Familiari vittime Casa dello studente
Kabawil Ass. Onlus
Comitati cittadini

lunedì 2 novembre 2009

Verità e giustizia per Stefano Cucchi


I/LE GIOVANI COMUNISTI/E CHIEDONO CHE SIA FATTA IMMEDIATAMENTE CHIAREZZA E GIUSTIZIA PER LA MORTE DI STEFANO CUCCHI.
DETENUTO PER 20 GRAMMI DI MARIJUANA LA NOTTE DEL 15 OTTOBRE NEL CARCERE DI REGINA COELI, STEFANO E' STATO MANDATO IL GIORNO DOPO AL PRONTO SOCCORSO CON IL VOLTO TUMEFATTO E DUE VERTEBRE FRATTURATE. STEFANO E' MORTO IN OSPEDALE SENZA CHE I GENITORI POTESSERO VEDERLO.
LE FOTO DIMOSTRANO CHE IL CORPO DI STEFANO E' STATO COLPITO RIPETUTAMENTE.
IL MINISTRO ALFANO TENTA DI NASCONDERE LA VERITA' PARLANDO DI UNA CADUTA DALLE SCALE, UNA BIECA TATTICA USATA PER COPRIRE I RESPONSABILI DELLA MORTE DI FEDERICO ALDROVANDI E ALDO BIANZINO.

STEFANO E' L'ENNESIMA VITTIMA DEL CLIMA DI REPRESSIONE E VIOLENZA CONTRO I DEBOLI CHE QUESTO GOVERNO HA SCATENATO.
NON STAREMO IN SILENZIO. LOTTEREMO AFFINCHE' SIA FATTA GIUSTIZIA.

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Appello rivolto al Presidente della Repubblica affinché sia fatta piena luce sulla morte di Stefano Cucchi, promosso da Giovani Comunisti/e (Prc), Fgci (Pdci) e Uds.

Illustrissimo Signor Presidente,
le fotografie diffuse ieri con estremo coraggio dalla famiglia di Stefano Cucchi impongono una reazione delle coscienze.
Come Lei con la Sua biografia ci ha più volte insegnato, impongono in primo luogo una reazione della coscienza del nostro Paese, Repubblica democratica e antifascista per la cui nascita migliaia di martiri hanno offerto il sacrificio delle loro vite e migliaia di eroi hanno conosciuto la reclusione e l’internamento nelle carceri del regime. Anche in virtù di quel sacrificio, oggi possiamo dire che il tasso di democrazia di un Paese civile si misura dalle condizioni delle sue carceri, dal rispetto che lo Stato assicura a ciascun detenuto.
Se leggessimo con questo metro di giudizio la vicenda di Stefano Cucchi, dovremmo ritenere l’Italia un Paese schiavo, servo della barbarie e dell’arbitrio. Le Istituzioni che Lei rappresenta devono reclamare, insieme alla famiglia e insieme ad ogni cittadino democratico, verità e giustizia.
Ci rivolgiamo a Lei, Signor Presidente, affinché sia fatta piena luce su questo episodio drammatico. Affinché noi giovani si possa cancellare questa assurda vergogna di sentirsi italiani.

Le porgiamo, ringraziandoLa, i nostri più sentiti saluti antifascisti,

(seguono firme)

* * *

da Liberazione

Cucchi, i depistaggi dopo l'indignazione bipartizan

di Checchino Antonini


E ora anche i depistaggi. Dopo il giorno dell'indignazione, dopo quello dello scaricabarile, dopo l'avvio di un'indagine per omicidio, arrivano i primi depistaggi sulla morte di Stefano Cucchi. Anzi, i secondi depistaggi. Perché all'inizio di questa storia c'è la versione classica della "caduta per le scale". Era stato scritto una settimana fa da Liberazione , primo quotidiano a raccogliere la denuncia della famiglia, che da qualche parte si tentava di appiccicare quelle due vertebre rotte a una caduta precedente l'arresto. Versione incredibile per chi lo vide la notte del fermo quando i carabinieri lo portarono a casa per perquisirne la cameretta. Camminava dritto, non si lamentava e non aveva gli occhi gonfi che osservò suo padre la mattina appresso all'udienza di convalida. E che videro i medici della Città giudiziaria che lo visitarono. Lo ha confermato perfino il guardasigilli Alfano quando ha tentato di supportare la versione della «presunta morte naturale». Il referto parlava di «lesioni ecchimotiche in regione palpebrale inferiore bilateralmente». I comuni occhi neri. A quel medico Stefano accennò delle «lesioni alla regione sacrale ed agli arti inferiori, queste ultime non verificate dal sanitario a causa del (presunto, ndr) rifiuto di ispezione espresso dal detenuto». Eppure ieri, alcuni quotidiani, facevano dire al legale d'ufficio che il suo assistito «non aveva né bozzi né lividi». E le lesioni ecchimotiche che altro sono? Tuttavia il legale non può fare a meno di «pensare che abbia preso qualche schiaffo». Che poi quell'avvocato, secondo i ricordi di Giovanni Cucchi, nemmeno ci doveva essere quella mattina. Stefano si sarebbe piuttosto meravigliato di non trovare l'avvocato di famiglia di cui avrebbe fatto il nome coi militari che l'avevano catturato. Così l'udienza convalidò il suo arresto negandogli i domiciliari con alcune motivazioni strambe, che lui fosse un senza fissa dimora e uno spacciatore tossicodipendente. Dopo quello che era parso uno scaricabarile con l'Arma (che ha fatto altrettanto), uno dei sindacati della polizia penitenziaria, l'Osapp, rende noto un dettaglio che a suo dire potrebbe smarcare le divise grigie e blu dalla faccenda: dopo la visita Cucchi «fu di nuovo accompagnato in una delle camere di sicurezza del Tribunale, questa volta non sotto il controllo dei carabinieri ma della polizia penitenziaria, e lì rimase per un'ora e mezza. Non era solo ma assieme ad altri arrestati. A Regina Coeli risulta che sia stato trasferito attorno alle 15.30». Viene in mente il caso Lonzi, ucciso da un pestaggio nel carcere di Livorno l'11 luglio 2003. Le evidenze delle botte le capiva anche un bambino ma il caso fu archiviato come morte naturale. Solo anni dopo l'ostinazione di sua madre, Maria Ciuffi, ne ha consentito la riapertura. Ma il registro degli indagati suona beffardo: 2 secondini sono indagati per omessa vigilanza e solo un detenuto, amico di Lonzi, per l'omicidio.
Intanto, i Nas dei carabinieri sono stati inviati al Pertini dalla commissione parlamentare d'inchiesta sul servizio sanitario nazionale per raccogliere tutta la documentazione disponibile. Ma era necessario chiamare i carabinieri per un caso che vede coinvolti i loro colleghi? Il caso Aldrovandi - dove la polizia indagò su sé stessa - non ha insegnato nulla?
E tra gli inquinamenti va messa la voce sulla sieropositività del detenuto morto che è stata raccolta da alcune tv. «Affermazioni vergognose e diffamanti. E infondate», ripete Ilaria Cucchi, sorella di Stefano che, a questo punto, comincia a nutrire «serie perplessità sulle modalità di attribuzione dell'incarico dell'autopsia da parte della procura al medico legale e su quanto si sta verificando dopo l'esecuzione di quell'esame». Depistaggi, scaricabarile, passerella mediatica bipartizan. E anche sciacallaggio. Ilaria Cucchi non sa come altro chiamare l'esibizione nei tg di certificati medici, quelli del 118 che fu allertato la notte dell'arresto (ieri sono stati sentiti dal pm gli operatori), che la famiglia non ha ancora potuto leggere.
Forse ha ragione una zia di Stefano quando dice di temere che lo dipingeranno per quello che non era. «Vergognosi tentativi di depistaggio e di scaricabarile. Chiediamo che l'inchiesta venga fatta immediatamente - chiede Paolo Ferrero, segretario nazionale del Prc - ogni ora che passa allontana la possibilità di accertare la verità. Viste le preventive assoluzioni annunciate dal ministro La Russa, visti i vergognosi fatti di Genova e il caso Aldrovandi chiediamo al Presidente della Repubblica di farsi garante della correttezza». Se l'indignazione bipartisan fosse stata sincera si sarebbe visto dalle ispezioni che sono state annunciate ma ancora non effettuate. Oppure come suggerisce una associazione, "Detenuto ignoto", da uno slancio per colmare il buco legislativo sul reato di tortura. Alfano tornerà in Aula martedì.




sabato 24 ottobre 2009

protesta delle tendopoli di Tempera, Paganica, S.Gregorio, Italtel 2, Globo, S. Giacomo, Arischia


Siamo gli abitanti delle tendopoli di Tempera, Paganica, S.Gregorio, Italtel 2, Globo, S. Giacomo, Arischia. Abbiamo vissuto per 7 mesi nei campi di accoglienza allestiti subito dopo il terremoto. Siamo rimasti nei comuni di residenza ed abbiamo contribuito alla ripresa socio-economica del territorio. Adesso ci dicono di allontanarci a 100 chilometri da qui, costringendoci ad affrontare spostamenti che per la nostra condizione sono insostenibili.
E' un nostro diritto restare sulla nostra terra, pertanto chiediamo soluzioni abitative immediate per non essere deportati lontano dal nostro lavoro, dalle nostre scuole, dai nostri affetti e dalle nostre esistenze.
Per questo motivo oggi abbiamo esposto striscioni e manifestato fuori le nostre tendopoli.

24/10/09,
Gli abitanti delle tendopoli di Tempera, Paganica, S.Gregorio, Italtel 2, Globo, S. Giacomo, Arischia

martedì 20 ottobre 2009

Sabato 24 ottobre montiamo tende in tutte le piazze d'Italia, diamo voce alla condizione degli sfollati aquilani


Invitiamo ad aderire all'appello alla mobilitazione per sabato 24 ottobre lanciato dalla popolazione aquilana, che si prepara col termometro già sotto lo zero ad affrontare l'inverno appenninico nelle tende allestite subito dopo il terremoto.

Alle 6000 persone che sono rimaste per necessità lavorative e familiari sui luoghi colpiti dal sisma, contribuendo in maniera fondamentale alla ripresa economica e sociale del territorio, è stato detto dopo sei mesi di tendopoli di trasferirsi in alberghi lontani anche oltre cento chilometri dai comuni di residenza. Avrebbero avuto pieno diritto a una soluzione semplice ed efficace come moduli abitativi removibili, e non di essere all'ultimo momento costrette ad affrontare spostamenti quotidiani che soprattutto per gli strati sociali più deboli comportano gravi difficoltà economiche, sommate spesso alla perdita del lavoro oltre che della casa.

Governo e protezione civile hanno lasciato gli sfollati per mesi nelle tendopoli con la promessa della realizzazione del piano C.A.S.E., dimostratosi poi insufficiente di fronte all'esigenza abitativa e in forte ritardo nei tempi di ultimazione, oltre ad essere un errore dal punto di vista urbanistico.

Il dramma del terremoto è stato trasformato in una indecente operazione di propaganda dal "Governo del fare": l'arroganza delle 23 visite di Berlusconi circondato da mille telecamere contro il totale silenzio sulle necessità reali degli sfollati lasciati nelle tende - in una condizione che solo chi ha provato riesce a comprendere.

A fronte di tutto ciò le istituzioni locali hanno mostrato una subalternità complice e inaccettabile per il Partito della Rifondazione Comunista, che anche per questo motivo è uscito dalla giunta comunale dell'Aquila ed è passato all'opposizione.

Già ad un mese dal terremoto noi Giovani Comunisti/e avevamo sollecitato, oltre alla requisizione delle case sfitte agibili, l'utilizzo dei moduli abitativi provvisori o removibili, misure che sono state adottate solo a fronte dell'emergenza provocata dal maltempo dell'ultimo mese ma in quantità ancora del tutto insufficienti (solo 500 unità).

Sabato 24 ottobre montiamo tende in tutte le piazze d'Italia, diamo voce a ciò che accade a L'Aquila e pretendiamo soluzioni reali e immediate per gli sfollati aquilani!

Francesco Marola
Silvia Cicino

Giovani Comunisti/e L'Aquila

per aderire su facebook: http://www.facebook.com/event.php?eid=163410832270&index=1


ADESIONI:

BERGAMO dalle 15.00 alle 19.00 Piazza Vittorio Veneto. - organizza: Brigate della Solidarietà attiva e Giovani Comunisti

PORDENONE ORE 10.00Ponte di Adamo ed Eva - organizza: Brigate della Solidarietà, PRC

TORINO dalle 9.00 alle 12.00via Arquata - Nichelino dalle 9 alle 12.00 - organizza: GAP, PRC, Giovani Comunisti

MILANO Volantinaggio al GAP prc di Via Lagosta dalle 10 alle 14. Volantinaggio presso il Gazebo prc dalle 13 alle 20 in Largo Cairoli dove passerà la manifestazione per il lavoro. Volantinaggio in via senieri dalle 10 alle 13 - organizza: GAP, PRC

GENOVA volantinano dalle 9 durante la distribuzione dei generi alimentari contro il carovita a Sestri ponente, ponte decimo, san Teodoro - organizza: PRC, GAP

FIRENZE Prc ed I Gap Firenze volantinano dalle 9a Sorgane Casa del popolo ponte a Ema Casa del popolo Isolotto Circolo Arci careggi dalle ore 15.00 alle 19.00Piazza Santa Maria Novella Portate delle tende! - organizza: Brigate della solidarietà attiva, Prc, Collettivi

ROMATORPIGNATTARA VOLANTINAGGIO IN PIAZZA DURANTE IL GAP DEL PRC

SAN BENEDETTO DEL TRONTO (AP) ore 17.00Viale Secondo Moretti - organizza: Brigate della Solidarietà Attiva e PRC

PESCARA ore 16.00-19.30 Piazza Sacro Cuore ore 21.00Piazza Unione Gazebo con proiezione immagini e musica - organizza: Brigate della Solidarietà Attiva, Abruzzo Social Forum, PRC, Giovani Comunisti, movimentazioni, collettivo ondalibera

CHIETI ore 18.30 Piazza Vico - organizza: PRC

TERAMO VOLANTINAGGIO CON TENDE A PIAZZA MARTIRI DALLE 10 ALLE 12 E 30

ROSETO DALLE 10 ALLE 12 E 30, PIAZZALE DELLA STAZIONE - organizza: PRC

AMANTEA volantinaggio durante il corteo contro le navi dei veleni dalle 9.00 - organizza: PRC


Brigata di solidarietà attiva a Firenze

giovedì 15 ottobre 2009

Avanti Brigate, andiamo ovunque!


Pubblichiamo un resoconto sull'esperienza della Brigata di Solidarietà Attiva scritto dal nostro compagno e fratello Francesco Piobbichi, resp. naz. Partito sociale Prc-Se


Suona il telefono “ciao, sono un compagno di Messina, sono venuto con le Brigate all'Aquila, stiamo organizzando una Brigata della Solidarietà per dare una mano alle persone alluvionate, come possiamo fare?”…6 mesi fa una telefonata come questa sarebbe stata inimmaginabile, oggi invece mi pare normale per un partito come il nostro che si è misurato con la sfida di una mutazione antropologica della militanza.

In Abruzzo abbiamo provato a rendere utile socialmente la nostra organizzazione sperimentando una differente modalità nel fare politica. 6 mesi, 180 giorni, sono un'eternità per la gestione di un intervento di questo tipo, lo sono perché è stato una sorta di miracolo - con una struttura che si è andata formando in presa diretta sul campo - vedere circa 700 attivisti/e venire da tutta Italia a dare una mano. Con loro sono arrivati 200 tra camion e furgoni di generi di prima necessità, con loro abbiamo tenuto aperte e costruito 3 cucine, 3 spacci popolari, 1 tenda sociale, uno sportello legale, una lavanderia popolare, ed un servizio di “volante della solidarietà” per consegnare nelle prime settimane cibo ed indumenti a chi non era registrato dentro i campi.

Un’esperienza che ha raccolto molte storie differenti; di Ultras e di scout, di persone in libertà vigilata e cassaintegrati, di libertari e fedeli alla linea, di cuochi e “persone de core”. Una dimensione popolare in cui molti compagni hanno dato tanto del loro tempo, instaurando una relazione con la popolazione estremamente positiva che sarà destinata a durare a lungo. E' stata un'impresa collettiva, una sorta di miracolo in un'Italia malata di egoismo e antipolitica. Se c'è qualcuno ancora che pensa di ricostruire in questo paese un'idea nuova del fare politica non può che partire da questa esperienza e dalla potenzialità che questa ha generato pur tra mille difficoltà e contraddizioni. Ma la cosa che questa esperienza lascia a tutti e tutte, e che la solidarietà tra pari, come le pratiche sociali che in questo spazio si determinano sono il cemento per la ricostruzione dell'agire politico e sociale.

Chi è stato a Tempera, a Camarda, ad Aragno, a Pescomaggiore, a Filetto è tornato con un tatuaggio indelebile che rimane addosso per tutta la vita, tanti giovani come non ne vedevo da tempo hanno attraversato questa esperienza, dimostrando che non è poi così vero che l’orizzonte del mondo giovanile sia solamente la massificazione consumista. Densità di rapporti sociali, lacrime e sorrisi, conflitti e feste, condivisione dei bisogni e delle paure, lavorare “con” i cittadini senza mai mettersi sul piedistallo del potere che offre dare una mano a chi è in difficoltà. Favorire l'autorganizzazione, non è stato semplice, così come lavorare per la presa di voce contro la delega in un contesto invece che andava in direzione opposta.

Le Brigate, la loro modalità di lavoro è una eccezione positiva alle classiche associazioni della protezione civile, una struttura di attivismo sociale non neutra, che lavora per cambiare socialmente il contesto in cui opera, una struttura che nel livello simbolico si è posta fin dall'inizio l'obbiettivo di ridare legittimità alla tradizione della solidarietà del movimento operaio. Ma se questa nostra identità non è stata nascosta essa non ci ha impedito di lavorare come una struttura pragmatica, aperta sulla pratica dell'obbiettivo, mediando con le istituzioni, operando con soggetti che non hanno la nostra stessa visione del mondo sia all'interno che all'esterno delle Brigate. Ritengo che questo sia un punto di forza del modello d'intervento che abbiamo costruito, un modello che è riuscito a bilanciare solidarietà e conflitto, cosa non sempre facile e sulla quale si è dovuto discutere parecchio trovando un punto di equilibrio che ci ha permesso di attraversare fasi difficili.



Essere riusciti a delineare un modello differente di protezione civile che abbiamo definito popolare, che si è misurato nelle pratiche di solidarietà ma anche di conflitto, partecipando al contro g8 e alle mobilitazioni dei comitati è secondo me una vittoria enorme. Una vittoria perché lavorare controcorrente all'interno di un meccanismo emergenziale, tipico della shock economy non è stato facile, anche perché abbiamo nuotato contro una campagna mediatica gestita da Berlusconi che ha trasformato l’Aquila in un set cinematografico. La nostra legittimità però l’abbiamo conquistata sul campo, non con le parole ma con i fatti, mentre c’era chi sfilava in piazza D’Armi in passerella noi eravamo tra le persone, con i comitati, denunciando fin da subito la critica al modello bipartisan di ricostruzione adottato, il consumo del territorio, l'emergenza lavoro e la speculazione sul caro affitti.

Se dovessi fare un paragone azzardato così come nel terremoto dell'Irpinia abbiamo assistito all'irrompere del volontariato come contenitore che ha recepito molte energie in fuga dalla sconfitta del ciclo di lotte degli anni sessanta e settanta, allo stesso modo possiamo pensare in maniera piuttosto ardita che all'Aquila si siano gettate le prime basi per provare a politicizzare il lavoro sociale a partire dalla diversità delle pratiche sviluppate. La vera differenza con le altre associazioni consiste nel fatto che non vi è stata differenza tra noi e la popolazione, alcuni giorni eravamo indistinguibili anche se avevamo le pettorine. Dal popolo per il popolo recitava una frase scritta sullo spaccio di Tempera, non era uno slogan, ma la constatazione che c'era una effettiva parità di condizione sociale e materiale, di precari che davano una mano a chi non aveva più una casa. Una composizione “popolare” quindi, dove i ruoli e l'autorevolezza si sono conquistati sul campo, discutendo, litigando, mediando.

In un'assemblea un ragazzo ha detto che è proprio perché siamo sconfitti socialmente nella vita di tutti i giorni nelle nostre città, che riusciamo a porci come “paritari” con le persone alle quali stiamo una mano dopo che il terremoto ha distrutto le case, penso che questo sia un punto da sottolineare. Ed è questo forse uno degli insegnamenti primari che viene da questa esperienza che proseguirà ancora oltre la chiusura del campo di San Biagio in Tempera, non solo all'Aquila ma in tutta Italia. Alla Lasme di Melfi, il 15 agosto le Brigate erano davanti il presidio dei lavoratori ed hanno organizzato la loro cucina a sostegno della lotta degli operai, così come lo hanno fatto con gli insegnanti precari di Benevento dando sostegno alla loro lotta mentre erano sul tetto del provveditorato, cosi è stato fatto per i precari che in queste settimane sono stati accampati davanti il ministero dell'istruzione.

Teniamo vivo lo spirito delle Brigate, ovunque, non perdiamoci di vista ed organizziamo le Brigate della Solidarietà nei nostri territori, per questo motivo ritengo che questa struttura di solidarietà debba dotarsi di una propria forma associativa tale da permetterle di operare sia negli interventi di protezione civile che nelle nuove forme di azione diretta a sostegno dei conflitti e delle vertenze. Nella crisi del terremoto abbiamo capito come poter operare nel terremoto della crisi questo è l’altro punto di riflessione, l’egoismo e la guerra tra i poveri, l’ansia sociale, la solitudine, il senso di colpa della propria condizione di vita sono il cemento con il quale le classi dominanti hanno vinto in questi anni, dopo questa esperienza possiamo concretamente sentirci una grande comunità che mette al centro del proprio agire la solidarietà. Abbiamo fatto insieme un gran bel lavoro, avanti Brigate, andiamo ovunque!



(foto: 27 settembre, Tempera ringrazia la Brigata di Solidarietà Attiva)

mercoledì 7 ottobre 2009

Bocciato il lodo Alfano!!! Ora cacciamo il governo di ladri e corruttori!!!


FERRERO, PRC: LODO ALFANO, BENE CONSULTA. BOSSI LASCI PERDERE. NON CI FAREMO INTIMIDIRE DA CIARLATANI COME LUI

Comunicato stampa.

Dichiarazione di Paolo Ferrero, segretario nazionale del Prc-Se.

Plaudo alla decisione della Corte costituzionale che ha bocciato totalmente e senza possibilità d'appello il cosiddetto "lodo Alfano", in quanto vìola il principio di uguglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge. Alla Corte va il plauso di tutti i sinceri democratici del nostro Paese che hanno bocciato senz'appello una legge vergognosa e illegittima che voleva cercare di salvare la faccia e le fortune, costruite sul malaffare, del nostro Premier e di tutti gli altri potenti che pensano di poter essere e comportarsi impunemente da corruttori e mafiosi come fa Berlusconi.

A Bossi, che minaccia il ricorso al popolo, ci limitiamo a dire di lasciar perdere e di non svegliare il cane che dorme. Troppi partigiani, uomini e donne, sono morti per costruire una Repubblica libera e democratica come quella italiana, che si basa e si regge sulla sua Costituzione, per potersi fare spaventare - loro e i loro discendenti, cioè tutti noi - da quattro ciarlatani alla cui testa si vogliono mettere eversori e corruttori.


FEDERAZIONE DELLA SINISTRA DI ALTERNATIVA (RIFONDAZIONE COMUNISTA, PDCI, SOCIALISMO 2000
): BERLUSCONI SI DIMETTA, SI VADA SUBITO AD ELEZIONI ANTICIPATE

Adesso Berlusconi, il corruttore dell'avvocato Mills, si dimetta e si vada alle elezioni anticipate. Lo abbiamo chiesto mesi fa e lo richiediamo oggi, il Presidente del Consiglio non ha l'autorità morale per guidare il paese, è un corruttore come testimoniano gli atti processuali. La Costituzione repubblicana è nata dalla lotta di resistenza, la sentenza della Corte Costituzionale le rende giustizia e non ci fanno paura gli strepiti e i ricorsi alla piazza che minaccia la destra. Difenderemo la Costituzione con la più vasta mobilitazione popolare da chi la vuole piegare, in continuità con il progetto eversivo della P2, ai voleri dei potenti. Proponiamo inoltre alle forze democratiche di fare un accordo per una brevissima legislatura di garanzia costituzionale che approvi la legge sul conflitto di interessi, cancelli le misure sulla giustizia approvate dal governo Berlusconi e approvi una legge elettorale proporzionale che superi l'attuale legge truffa la quale regala ad una destra minoritaria nel paese la maggioranza dei deputati eletti.

A difesa della Costituzione della Repubblica, domani, giovedì 8 ottobre, tra le 17.30 e le 19.00, la Federazione della Sinistra organizza presidi davanti alle Prefetture chiedendo le dimissioni del capo del Governo.


da Repubblica

Consulta: lodo Alfano illegittimo, "Viola il principio di uguaglianza"
Una sentenza che di fatto sblocca i due procedimenti giudiziari a carico del premier. Prima del verdetto la minaccia di Bossi: "Non sfidare l'ira dei popoli"
Pronuncia a maggioranza dei giudici della Corte costituzionale sulla legge che sospende i processi per le prime quattro cariche dello Stato. "E' in conflitto con gli articoli 3 e 138 della Carta"

Palazzo della Consulta, sede della Corte costituzionale
ROMA - Il lodo Alfano è illegittimo, perché viola ben due norme della nostra Carta costituzionale: l'articolo 3, che stabilisce l'uguaglianza di tutti i cittadini (anche di fronte alla legge); e l'articolo 138, che impone l'obbligo, in casi del genere, di far ricorso a una legge costituzionale e non ordinaria. Lo hanno deciso, a maggioranza, i giudici della Corte costituzionale, riuniti in seduta plenaria dalla mattinata di ieri, a proposito del provvedimento che i processi per le prime quattro cariche dello Stato.
Una bocciatura a tutto campo, dunque, per il provvedimento fortemente voluto da Silvio Berlusconi. Una decisione attesissima; forse la più importante sul piano delle ricadute politiche, degli ultimi anni. Anche perché, sul piano pratico, sblocca i due processi a carico del premier (per corruzione in atti giudiziari dell'avvocato Mills, e per reati societari nella compravendita dei diritti tv Mediaset), congelati proprio a causa del lodo.
I magistrati sono entrati in Camera di consiglio ieri, ma la giornata si è conclusa con una fumata nera. Da qui la seconda riunione, quella odierna: mattinata ancora con un nulla di fatto, e poi, nel pomeriggio, la pronuncia è arrivata. Una scelta non facile, quella dei giudici. Anche perché tra i membri della Corte si è consumato uno scontro tra i favorevoli e i contrari. Fino alla decisione finale.
Ancora stamattina, il ministro della Giustizia Angelino Alfano aveva difeso con forza la legge: un provvedimento - queste le sue parole - "in cui noi abbiamo confidato, ritenendo di avere applicato tutti i precetti della precedente sentenza della Consulta". Ma ora la Corte gli ha dato torto. Ma, sempre prima della pronuncia della Consulta, le parole più forti le ha pronunciate Umberto Bossi: "Non sarà bocciato, speriamo bene: ma non si può sfidare l'ira dei popoli. Se il lodo sarà bocciato la Lega trasformerà le elezioni regionali in un referendum sul premier". Parole, le sue, che hanno provocato reazioni forti di condanna, da parte di tutti i partiti di opposizione.
Quanto a Berlusconi, ha atteso la pronuncia dei giudici costituzionali nella sua residenza di Palazzo Grazioli con un pugno di fedelissimi, del Pdl e della Lega. Presenti, tra gli altri, Gianni Letta, Alfano e Bossi col figlio Renzo. Subito dopo l'ufficializzazione della sentenza, la riunione si è sciolta.

(7 ottobre 2009)

giovedì 1 ottobre 2009

sabato 3 ottobre manifestazione precari della scuola


Sabato 3 ottobre a Roma avrà luogo la manifestazione dei precari della scuola.

Il corteo partirà alle ore 14.30 da Piazza della Repubblica, passerà in Piazza del Popolo, dove una delegazione di insegnanti precari sarà chiamata a parlare dal palco della manifestazione in difesa della libertà di stampa, e poi proseguirà verso Viale Trastevere dove si concluderà la manifestazione.

I/le Giovani Comunisti/e sono in tutta Italia concretamente impegnati a sostenere le rivendicazioni degli studenti e delle precarie e dei precari della scuola per il ritiro dei tagli, il ripristino dei finanziamenti alla scuola statale e l'assunzione a tempo indeterminato su tutti i posti vacanti.

I GC aderiscono alla manifestazione dei precari della scuola.
Il concentramento è fissato in piazza della Repubblica (davanti alla Basilica di Santa Maria degli Angeli) a partire dalle ore 14.00, dietro lo striscione dei Gc.

per info: giovanicomunisti.aq@gmail.com

sabato 26 settembre 2009

A L'Aquila il PRC passa all'opposizione

da Liberazione 24/09

Sindaco troppo subalterno a Bertolaso mentre in città protestano i senzacasa

ZERO TRASPARENZA A L'AQUILA, IL PRC ROMPE CON CIALENTE

di Checchino Antonini

Poca trasparenza, ancor meno discontinuità rispetto alla stagione del sindaco di destra Tempesta (pescato, sembra, tra gli ospiti abusivi di un albergo sulla costa), zero collegialità. E una giunta di "salute" pubblica all'orizzonte.

Tra Rifondazione comunista e il sindaco aquilano Massimo Cialente lo strappo era nell'aria. E s'è consumato ieri, annunciato in mattinata con una conferenza stampa mentre continuano le proteste contro le pasticciate graduatorie nell'assegnazione dei posti nelle new town.

Sul tavolo del sindaco pd ci sono le dimissioni dell'unico assessore del Prc, Antonio Lattanzi, 47 anni, dirigente scolastico, che riconsegna le deleghe a Commercio, sport, partecipazione e gemellaggi (L'Aquila è una delle città della Pace). «Abbiamo assistito, senza mai chiedere per noi posti di sottopotere, in questi 27 mesi, alla nomina dei vari consigli di amministrazione delle municipalizzate - spiega l'ormai ex assessore - senza che queste scelte fossero condivise, per non parlare poi della vicenda Tancredi. Avevo chiesto poi di soprassedere alla ristrutturazione dello stesso ente comune varata a fine agosto, in quanto ritenevo che meritasse il plenum della giunta e invece si è andati avanti producendo malumori, confusione, ritorni al passato e promozioni discutibili». Mentre buona parte della Giunta era in trasferta fuori città, per impegni istituzionali, Cialente ha varato la ristrutturazione dell'ente locale. Lattanzi, al ritorno in città, si ritrova il dirigente rimosso e una serie di macroaree e altri mutamenti che meritavano maggiore condivisione. I ritorni al passato sono quei nomi, gli stessi da 15 anni a smentire le speranze di discontinuità con i metodi della giunta Tempesta che avevano accompagnato il ritorno del centrosinistra a Piazza Palazzo con Cialente che però, appena diventato sindaco ha disertato dalle file di Sinistra democratica per entrare poco dopo nel Pd a sostegno di Bersani.

«Sintomatico, per comprendere a fondo la debolezza do questo centrosinistra, la sciagurata ipotesi di giunta di "malattia" pubblica prossima a decollare. E' il politicismo più esasperato, mettere dentro tutti per restare in sella», dice Fabio Pelini, segretario provinciale di Rifondazione.

La vicenda Tancredi, per i non aquilani, riguarda questo ex assessore di Forza Italia, ora consigliere comunale Pdl, "signore" del voto di scambio, famoso per aver gonfiato gli organici (e il deficit) della azienda servizi municipalizzata a ridosso delle ultime comunali. Però Cialente lo voleva nientemeno commissario alla ricostruzione. Solo la caterva di messaggi di protesta ha persuaso Tancredi a dimettersi dopo pochi giorni. Rifondazione e altri alleati hanno appreso della nomina dalla stampa. E le scuse di Cialente non hanno soddisfatto nessuno.

Pure la vicenda della nomina alla guida dell'azienda farmaceutica municipalizzata di un amministratore delegato, carica non prevista e non necessaria, ha pesato sui rapporti a sinistra della Giunta. E la recente lite tra Lattanzi e il direttore generale di Piazza Palazzo (altra figura non necessaria ma in quota Udeur e abituato a definire "zecche" i comunisti) sul trasloco degli uffici del commercio senza avvertire l'assessore («che non conta niente») è dunque «solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso», ribadisce Pelini:

«Le ragioni per cui crediamo sia fallito il centrosinistra sono tutte politiche: nella fase post-sisma, il sindaco è stato del tutto subalterno ed accondiscendente al modello imposto da governo e protezione Civile, un modello centralizzato e autoritario, che ha espropriato gli enti locali al solo obiettivo di dare risalto mediatico all'efficienza del premier. A L'Aquila sappiamo tutti come sta andando: il progetto Case basterà per una minoranza di cittadini e, se non si interviene alla svelta con nuovi Map (i moduli abitativi provvisori, le casette di legno, ndr) e la requisizione delle case sfitte (proposte fin dall'inizio portate dal Prc e dai comitati cittadini), la guerra tra i poveri in atto finirà per acuirsi. Il secondo livello è quello politico-amministrativo: è mancata una collegialità nelle scelte assunte da questa amministrazione». «Per la ricostruzione serve un piano di interventi e di vigilanza - aggiunge Marco Fars, segretario regionale Prc - leggi e statuti avrebbero permesso alla macchina comunale un'autonomia di fronte al potere centralizzante della protezione civile».

venerdì 18 settembre 2009

rinviata al 3 ottobre la manifestazione per la libertà di informazione

mercoledì 16 settembre 2009

19/09 manifestazione nazionale per la libertà d'informazione. L'Aquila grida!


i/le Giovani Comunisti/e di L'Aquila partecipano alla manifestazione per due motivi:

per dire no al bavaglio che il governo Berlusconi vuole mettere all'informazione, e quindi per uno di diritti fondamentali della democrazia;

ma ancora prima per gridare contro il bavaglio che è stato messo alla nostra città: i continui spot elettorali di Berlusconi, la costruzione del consenso di Bertolaso, le videocamere dei giornalisti accreditati che fanno vedere solo quello che vuole il DICOMAC, mentre non viene dato nessuno spazio alle proteste della popolazione, che vive nell'incertezza per l'ormai palese insufficienza numerica del piano C.A.S.E. Con l'episodio del campo di piazza d'armi che rischia di essere solo il primo dei risfollamenti dei terremotati aquilani, dopo 6 mesi di tendopoli.

Manifestiamo quello che accade realmente all'opinione pubblica nazionale,
L'Aquila Grida!

sabato 12 settembre 2009

Attivo a Tempera (AQ) lo sportello informativo sulla ricostruzione


Da lunedì 17 agosto, presso la tendopoli "S. Biagio" di Tempera (AQ), è attivo lo "sportello informativo sulla ricostruzione" curato dalla Brigata di solidarietà attiva, il corpo di volontari che dal 7 aprile offre sostegno alla popolazione terremotata aquilana e che tuttora gestisce la cucina e lo spaccio popolare del campo S. Biagio.

Presso lo Sportello si possono trovare dalle più recenti ordinanze di protezione civile e comune a documenti di analisi sullo stato attuale della ricostruzione.

apertura: lunedì mercoledì venerdì, dalle 17 alle 19

Per contatti: sportelloinfobrigata@gmail.com

con la consulenza dell'architetto Antonio Perrotti


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Lo sportello è stato chiuso a seguito dello smantellamento del campo S. Biagio, ma l'indirizzo mail sportelloinfobrigata@gmail.com è ancora a disposizione per informazioni sulla ricostruzione

Brigata di Solidarietà Attiva
www.diariodallabruzzo.org

Presidio contro lo smantellamento forzato di piazza d'armi


il Centro 10/09

Gli irriducibili delle tende
Trenta ospiti: restiamo qui anche senza servizi

di Fabio Iuliano

L’AQUILA. Quindici tende blu della Protezione civile sono state sterilizzate e riposizionate a ridosso dell’i ngresso principale di piazza d’Armi. Serviranno per ospitare gli sfollati «irriducibili», quelli cioè che proprio non vogliono saperne di lasciare la tendopoli. Poco più di una trentina gli ospiti rimasti ieri sera, dopo ore di tira e molla sulle nuove destinazioni, sotto la supervisione delle forze dell’ordine. Non sono mancate proteste da parte dei comitati cittadini che, insieme a esponenti di Rifondazione comunista, hanno presidiato l’entrata dell’area.

«DORMO NEL BOSCO». «Lasciatemi una tenda e resto a dormire anche nel bosco». Ioan Mursa, originario della Transilvania, lavora in un’impresa di costruzione all’Aquila e fa parte del gruppo delle persone che, costi quel che costi, resteranno barricate all’interno del campo. consapevole che fra un po’ non ci saranno più i servizi essenziali, che i bagni verranno smantellati e che anche la seconda mensa verrà smantellata. I volontari all’ingresso del campo confermano, infatti, che presto la Protezione civile dell’Emilia Romagna, così come gli alpini dell’associazione nazionale, lasceranno L’Aquila e che il Comune dovrà pensare agli «irriducibili».

«Anche Dracula ha perso i denti», dice sorridendo, «sono arrivato dalla Romania con tanti sacrifici, insieme a mia moglie. Siamo qui per lavorare, non per fare villeggiatura e se ci mandano a Ovindoli non sappiamo come tornare in città, ogni giorno, per lavorare». Spiega di non avere una macchina e di doversi presentare ogni mattina nel cantiere di un’impresa edile che lavora nell’area di Pile. Analogamente, sua moglie Gabiuta lavora in città come badante e non può perdere il posto. Gli sfollati contestano la distanza dei nuovi alloggi, tutti comunque situati nella provincia dell’Aquila, oltre alla scelta di spostare molti sfollati anche nelle aree di Avezzano e di Sulmona.


LO STRISCIONE. Fuori dalla tendopoli, lungo viale Corrado IV, in corrispondenza con l’entrata dell’area di accoglienza, è ancora alto lo striscione con cui alcuni tra gli ospiti da una parte ringraziano la Protezione civile dell’Emilia Romagna e dall’altra se la prendono col dipartimento centrale che li fa sentire «ri-sfollati». I comitati rincarano la dose. Ieri si sono presentati, verso l’ora di pranzo, con un grande striscione con scritto «vergogna». Solo una ventina i manifestanti, ma in rappresentanza di varie realtà. «Ci dispiace», commenta Enza Blundo, a nome del comitato Cittadini per cittadini, «che i diritti degli aquilani siano stati ancora una volta prevaricati. Ci auguriamo che per queste persone che sono ancora all’interno possa essere individuata una soluzione alternativa». A offrire solidarietà anche i giovani del comitato «3e32» che da giorni cercano di raccogliere testimonianze dentro e fuori del campo di accoglienza più grande tra quelli allestiti nell’Aquilano.

LA DENUNCIA. Davanti all’ingresso di piazza d’Armi si vedono le bandiere di Rifondazione, presente con il segretario provinciale Fabio Pelini e il consigliere regionale Maurizio Acerbo. «Denunciamo con forza la condizione vergognosa alla quale sono stati abbandonati alcuni residenti, in prevalenza anziani e persone sole», si legge in una nota del Prc a firma di Francesco Marola, coordinatore dei giovani. «Questa gente è stata lasciata in mezzo alla polvere causata dallo smantellamento parziale del campo». Rifondazione esprime preoccupazione per la difficile condizione economica che sta attraversando la città. «Le difficoltà riscontrate da molte industrie sono evidenti», spiega Pelini, «e i numeri della cassa integrazione sono preoccupanti. Dobbiamo insistere su agevolazioni fiscali, zona franca e Obiettivo 1 per ripartire». In questo momento, tuttavia, la priorità è quella di garantire un alloggio a tutti. «In questi giorni si dimostra il fallimento dei numeri del progetto Case», aggiunge Pelini, che rilancia i moduli provvisori e la possibilità di utilizzare le abitazioni sfitte.

Contribuire in maniera costruttiva alla battaglia dei terremotati aquilani


LIBERAZIONE,
Domenica 26 luglio

Francesco Marola*

Un articolo apparso su Liberazione del 15 luglio rivolgeva una critica alle istituzioni locali aquilane per l'arretratezza di proposte ed azioni concrete, ma questa critica sottendeva quella al Partito della Rifondazione Comunista locale. A nostro avviso l'autrice non coglie nel segno con questa piena identificazione.

Il Prc ha avanzato la sua piattaforma per la ricostruzione ad un mese dal terremoto del 6 aprile, in occasione della manifestazione contro il "Decreto Abruzzo" indetta dal sindaco Cialente, dalla presidente della provincia Pezzopane, dal vicepresidente del consiglio regionale De Matteis e dall'onorevole Lolli, i quali in assetto bipartisan rivendicavano essenzialmente il ruolo delle istituzioni locali, i risarcimenti per le seconde case e per i non residenti, per i beni culturali. Questi punti avanzavano richieste senz'altro condivisibili (abbiamo sempre denunciato l'esautoramento degli enti locali, in particolare lo ha fatto il nostro consigliere comunale Perilli, e la federazione aquilana partecipò alla protesta dei comuni esclusi dal cratere di Raiano e Corfinio), tuttavia manifestavano subalternità rispetto all'impianto complessivo del decreto, subalternità che abbiamo subito denunciato e che ha avuto nell'astensione al Senato della cosiddetta "opposizione" il suo corrispettivo a livello politico nazionale.

Non venivano inoltre minimamente scalfiti i poteri economici locali. Noi chiedemmo per primi la requisizione degli appartamenti invenduti e in ultimazione che da soli ammontavano prima del 6 aprile a poco più di 3mila unità, per la grande maggioranza agibili. Inoltre chiedemmo per il ripristino delle attività economiche la requisizione di tutto il direzionale presente (circa 20mila mq) per metterlo al servizio di enti ed istituzioni che avevano avuto sedi inagibili, a partire da Provincia e Comune, la collocazione dei rimanenti enti, delle imprese artigiane ed industriali nei numerosissimi capannoni industriali non utilizzati (circa il 40% di quelli presenti sul territorio).

In quei giorni i lavori del piano C.A.S.E. portavano la Protezione Civile (con la collaborazione di alcuni tecnici aquilani legati a Pd e Sinistra Democratica) a ridisegnare in un paio di giorni il Piano Regolatore Generale. Denunciammo che gli espropri non toccavano le terre di proprietà della Curia e di quelle "aristocrazie terriere" che da anni esercitano il loro potere di classe sulla definizione dei Prg e quindi sulla speculazione edilizia.

Se sin dall'inizio ci siamo dichiarati critici verso il piano C.A.S.E., al contrario di chi lo ha fatto per rivendicare un ruolo primario degli imprenditori locali nella ricostruzione (De Matteis dell'Mpa), è perché vanno utilizzate prima le case che già ci sono e le zone già urbanizzate, mentre nel contempo vanno forniti container e casette di legno removibili agli sfollati che vivono ancora oggi nelle tendopoli, per poi procedere ad una ricostruzione realmente pianificata che accompagni la ripresa economica del territorio, non come previsto dall'improbabile passaggio diretto dalle tende alle case definitive dei 20 new village, che disgregheranno ulteriormente la città contribuendo allo spopolamento.

Questa, oltre alla denuncia dell'acquisto degli F-35 mentre i soldi per la ricostruzione vengono da gratta e vinci e tagli alla spesa farmaceutica, è stata dall'inizio la battaglia del Prc e la parola d'ordine che abbiamo portato dentro i comitati cittadini. Fin dall'inizio in particolare i/le Giovani Comunisti/e sono stati presenti, senza ingerenze e rispettandone sempre l'indipendenza, in queste forme di partecipazione dal basso dei cittadini, lavorando sui contenuti. In particolare con il Comitato 3e32, abbiamo denunciato l'allarme democratico nei campi rompendo il muro di passivizzazione che si voleva imporre agli sfollati, abbiamo partecipato alla manifestazione romana del 16 giugno e a quella cittadina del 27, in cui abbiamo sfilato dietro il nostro striscione "Requisire le case sfitte agibili", lo stesso usato per l'occupazione del Rotilio center avvenuta il 9 luglio, come pure riportava Checchino Antonini su Liberazione dell'11 luglio.

Il G8 aquilano senz'altro ha rappresentato il culmine del teatro mediatico creato da Berlusconi per rafforzare il suo populismo; tuttavia abbiamo cercato di rompere la sua trappola lavorando a ricucire lo strappo che si era creato tra il forum per la ricostruzione sociale del 7 luglio e la manifestazione del 10, eventi in cui abbiamo portato gli stessi contenuti: requisire le case sfitte e reddito sociale ai disoccupati.

Ma la carenza più grave è parlare della situazione aquilana dimenticando il ruolo della Brigata di solidarietà attiva. Dimenticare i compagni e le compagne che tutt'ora gestiscono il campo di S. Biagio di Tempera in cui si respira un clima fraterno straordinario, che hanno accompagnato veri e propri processi di autorganizzazione di piccole comunità come nel caso di Camarda. Gli oltre 500 volontari che hanno realizzato in maniera esemplare quel sostegno concreto contro la crisi messo in atto dalle pratiche del partito sociale.

Questa e le altre dimenticanze sono tuttavia giustificate dall'assenza da L'Aquila di chi scriveva. Una presenza in città senz'altro avrebbe permesso un'esperienza più diretta della vita politica e sociale rispetto a quanto è possibile percepire dalla stampa locale. Invitiamo pertanto i compagni e le compagne ad operare e a portare contenuti, così come le critiche, all'interno della situazione cittadina e del partito, per contribuire in maniera costruttiva alla battaglia dei terremotati aquilani.

*Giovani Comunisti/e L'Aquila

26/07/2009