Giovani Comunisti/e L'Aquila

giovedì 10 febbraio 2011

Foibe, noi ricordiamo... tutto!


In vista della "giornata del ricordo" voluta dagli elementi revisionisti del governo Berlusconi, pubblichiamo un nostro articolo sulla “questione foibe”. Da comunisti e da militanti dell'ANPI siamo impegnati nella lotta al revisionismo storico per difendere il presente dalla nuovo nazionalismo e dal nuovo fascismo


La problematica delle foibe si inserisce nel quadro degli atti di giustizia sommaria e dei regolamenti di conti che segnarono diffusamente in Europa la fine del secondo conflitto mondiale. Parlando di foibe, cavità naturali presenti nella regione della Venezia Giulia ed utilizzate nel periodo di guerra come fosse comuni, ci si riferisce al fenomeno di esecuzioni sommarie ed atti di violenza che colpì le figure ritenute maggiormente compromesse con il regime fascista e con l'occupazione nazista, prima a seguito dell'armistizio nel 1943 e poi con la Liberazione nel 1945. Per comprendere correttamente queste dinamiche è necessario contestualizzarne gli sviluppi ed individuarne le radici storiche e culturali.
Il territorio della Venezia Giulia rappresenta storicamente un'area multietnica, caratterizzata dalla triplice presenza di sloveni croati ed italiani. Questi ultimi costituivano in linea tendenziale, sotto il profilo politico ed economico, la classe dominante della regione ed erano insediati principalmente nelle città. Gli “s'ciavi”, termine spregiativo in uso per designare sloveni e croati, residenti per lo più nelle campagne, erano in gran parte relegati ai margini della società e venivano spesso considerati come barbari e rozzi, trattati in maniera a volte aggressiva a volte paternalistica. Ciò accrebbe molto, nel lungo periodo, il risentimento delle popolazioni slave verso la classe dirigente italiana.
Con la prima guerra mondiale e con la disgregazione dell'impero austro-ungarico, di cui la regione giuliana faceva parte, questa passò sotto sovranità italiana. Poco dopo, l'avvento del fascismo condusse all'escalation della politica di cancellazione dell'identità culturale e della volontà di emancipazione sociale e politica di sloveni e croati al confine orientale. Il regime intervenne infatti duramente nell'area, adottando una politica di “snazionalizzazione” forzata degli slavi residenti in Italia, finalizzata alla loro completa assimilazione alla coscienza nazionale italiana: assimilazione ammessa previa adesione incondizionata alla struttura sociale e politica dello Stato italiano. Di conseguenza scuole, giornali, associazioni, partiti slavi vennero sciolti. Fu vietato l'uso di lingue differenti dall'italiano in luoghi pubblici. Sul piano socio-economico vennero tagliate le possibilità di emancipazione e di sviluppo, ad esempio attraverso la redistribuzione della terra degli slavi a coloni italiani. La condotta del regime al confine orientale fu dunque improntata ad un'opera di “italianizzazione” coatta delle popolazioni slovene e croate, applicata con la coercizione diretta o con la spinta all'assimilazione “spontanea” ad una cultura e ad una civiltà, quella italiana, ritenuta esplicitamente superiore. Lo steccato psicologico innalzato in età asburgica dagli italiani nei confronti dei conterranei slavi si ripropose così in forma aggressiva e nazionalista. Il tutto sulla base del progetto di sovrapporre completamente confini etnici e confini politici dello Stato italiano, in virtù di una visione dello Stato improntata ad una fanatico nazionalismo ed ermeticamente chiusa ad ogni forma di apertura verso l'esterno e verso il “diverso”. L'impostazione nazionalista della dittatura fascista andava di pari passo con la vocazione imperialista e bellicista della stessa. Vocazione rivolta, accanto alle ambizioni di ambito africano, nei confronti nel mondo balcanico, sulla base soprattutto di spinte di espansione economica e commerciale provenienti dalle classi dirigenti della penisola.
La guerra portò a compimento le aspirazioni imperialiste del regime sull'area balcanica.
Dopo aver già dato prova di sé con l'aggressione ai danni dell'Etiopia (con l'utilizzo peraltro di armi chimiche sui civili) nel 1935, col ritorno in Libia e con l'occupazione dell'Albania nel 1939, lo Stato fascista, nell'intento di rendere l'Italia potenza egemone in ambito mediterraneo, mise pienamente in atto le proprie ambizioni di espansione e di dominio.
Il 6 Aprile 1941 l'esercito italiano attaccò il territorio balcanico. Le velleità di conquista fasciste sui Balcani si concretizzarono in quegli anni nell'annessione diretta della Provincia di Lubiana, in pieno territorio sloveno, nell'occupazione del Montenegro, nel protettorato instaurato sull'Albania, nell'aggressione alla Grecia del 1940. Il regime istituì un sistema di campi di concentramento (come Arbe, Renicci, Chiesanuova, Gonars) allestiti nella penisola e nei territori occupati, dove furono interate decine di migliaia di persone, causando circa 10mila morti, soprattutto civili.
Il costo complessivo dell'occupazione balcanica si aggira intorno alle 200mila vittime. Le camicie nere e l'esercito italiano, sulla spinta di direttive come la famigerata circolare 3C del generale Roatta, si resero colpevole di atti di violenza brutale ed autentici crimini di guerra, come nel caso di Phodum, presso Fiume, con la fucilazione di 108 uomini. Accanto alle esecuzioni sommarie spesso si aggiunsero incendi di case e villaggi interi. Dopo l'armistizio, l'avvento devastante delle truppe tedesche, attivamente coadiuvate nell'opera di repressione da parte dei fascisti della Repubblica sociale, peggiorò notevolmente lo scenario, incrementando di riflesso le tensioni ed il livello di esasperazione popolare.
Tutto ciò rappresenta il substrato e la premessa per il verificarsi di atti di violenza e di applicazione sommaria della giustizia, nell'autunno del 1943 e nella primavera del 1945, da parte di insorti e formazioni partigiane nel primo caso, e da parte delle truppe dell'esercito jugoslavo nel secondo. Molti di coloro che vennero giustiziati trovarono sbrigativa sepoltura nelle foibe della regione. Le violenze incontrollate colpirono anche vittime innocenti legate allo Stato italiano e facilmente assimilabili al regime fascista, il quale aveva sempre insistito sulla sovrapposizione e l'identificazione tra italianità e fascismo, tra fascio e tricolore. In questo contesto vi fu spazio per vendette private e regolamenti di conti personali. Gli eventi ebbero nel complesso una radice essenzialmente politica ed ideologica (pur non mancando negli animi di molti slavi un diffuso sentimento di rancore, accumulato nei decenni, verso gli italiani) e si connotarono come momento di sfogo dell'esasperazione procurata dalla politica di “bonifica” etnica del fascismo al confine orientale. Se nel 1943 questa reazione fu principalmente spontanea, nell'ambito di improvvisate insurrezioni, nel '45 le autorità jugoslave ebbero invece importanti responsabilità nel degenerare degli eventi.
L'interpretazione secondo cui gli italiani uccisi lo furono “in quanto tali” è decisamente scorretta. L'infelice sorte degli stessi collaborazionisti croati, serbi, sloveni catturati dalle truppe di Tito ne rappresenta una chiara confutazione. La tesi, attualmente riproposta dalla destra, della pulizia etnica a danno degli italiani, che accantona le responsabilità della classe dirigente italiana e della dittatura fascista e la connotazione principalmente politica dei fatti, recuperata peraltro di peso dalla propaganda nazifascista del '43-'45, è semplicemente strumentale a preoccupanti forme di redenzione storica dell'esperienza del Ventennio e di legittimazione politica della destra neofascista. Di pulizia etnica, perlomeno sul piano culturale, se ne può invece legittimamente parlare riferendosi alla politica di confine del fascismo verso sloveni e croati.
Decontestualizzando gli eventi in questione dalla propria matrice storica e culturale, riconducibile alle vessazioni da parte italiana ed alla politica imperialista del fascismo, la comprensione degli stessi ne risulta conseguentemente distorta. Per cogliere pienamente la complessità del discorso è necessario superare una prospettiva interpretativa di stampo meramente nazionale e focalizzata su una considerazione delle tre componenti etniche della regione come forze monolitiche ed a sé stanti, analizzando il ruolo e la configurazione dei diversi strati sociali e dei vari fattori economici e politici che influirono sugli sviluppi qui delineati. Un fenomeno come quello delle foibe merita indiscutibilmente approfondimento ed analisi, con la consapevolezza però che se da un lato è doveroso criticare gli eccessi e gli errori del movimento di Resistenza e delle autorità jugoslave, dall'altro è necessario ricondurli ai loro prodromi, del razzismo verso gli slavi, del fascismo, della guerra.

GC-FGCI L'Aquila

domenica 23 gennaio 2011

28 gennaio manifestazione regionale FIOM, studenti e lavoratori uniti!


volantino università

volantino scuola

VERSO LO SCIOPERO DEL 28 GENNAIO, INCONTRO CON LA FIOM
Martedì 25 Gennaio, ore 18:00, CaseMatte Collemaggio AQ

Incontro di studenti, lavoratori e movimenti sulla situazione occupazione a L'Aquila, nel cratere e nell'Abruzzo
su quanto sta accadendo alla FIAT da Pomigliano a Melfi a Mirafiori.
interviene:
Alfredo Fegatelli, Segretario provinciale FIOM L'Aquila

* * *


UNITI CE LA POSSIAMO FARE
28 GENNAIO SCIOPERO GENERALE
MANIFESTAZIONE REGIONALE A LANCIANO

Per difendere i diritti di tutti i lavoratori, per rilanciare il movimento studentesco

AUTOBUS DA L'AQUILA, partenza ore 7:30, piazzale centro commerciale Meridiana
info e prenotazioni: 3890495143

AUTOBUS VALLE PELIGNA
info e prenotazioni: 3452616927

giovedì 20 gennaio 2011

SCIOPERO GENERALE FIOM: SE NON ORA QUANDO?


scarica il volantino

SCIOPERO GENERALE FIOM: SE NON ORA QUANDO?

per difendere i diritti di tutti i lavoratori, per rilanciare il movimento studentesco
le ragioni che ci uniscono, le risposte da mettere in campo

SABATO 22 GENNAIO, ORE 16:00
sala conferenze Museo Colonna
Lungomare G. Matteotti, 131 (c/o piazza Primo Maggio), PESCARA

relatori:

Francesco Cori - Coordinamento Precari Scuola Roma

Nicola di Matteo - segretario regionale Fiom Abruzzo

Andrea Devoto - esecutivo naz. FGCI

Francesco D'Agresta - coordinamento naz. Giovani Comunisti/e

con l'intervento di esponenti del movimento studentesco e dei precari della scuola dal territorio regionale


Coordinamento regionale unitario Giovani Comunisti/e - FGCI Abruzzo
www.giovanicomunistiabruzzo.org - http://fgciabruzzo.blogspot.com/
info: 3890495143 - 3467472064




Documento politico per il coordinamento regionale unitario GC - FGCI

La fase politica che stiamo vivendo mette in rilievo, in modo ancora più evidente, la crisi che attraversa il sistema capitalista, a causa delle sue forme autoritarie di “ristrutturazione”: un attacco, tanto vile quanto duro, ai diritti dei lavoratori e degli studenti.

I casi di Pomigliano e Mirafiori ne sono gli esempi più eclatanti. Cosi come la disastrosa controriforma Gelmini, che mina alla base la possibilità stessa di poter sviluppare in Italia un sistema della formazione dove ricerca, progresso culturale, accesso alla conoscenza paritario per tutti degli studenti siano le priorità dell'intervento dello Stato.

Sul lavoro. Oggi, nel nostro paese, è possibile assistere alla proclamazione di referendum vertenti non solo, come asserisce la propaganda, sulla possibilità di abbandonare gli investimenti della Fiat nelle fabbriche italiane, bensì su riduzione delle pause, sovraccarico di straordinari e su diritti INDISPONIBILI dei lavoratori (diritto di sciopero su tutti). Ciò vuol dire che nemmeno gli stessi lavoratori a tali diritti possono rinunciare.

Ben 2 referendum capestro, in cui è stato detto ai lavoratori o si vota a favore delle innovative (leggi ottocentesche) politiche aziendali o l’azienda stessa delocalizza, lasciando senza presente né futuro migliaia di operai. Gli effetti che tale eventualità avrebbe sono noti, ed hanno portato ad un’espressione di voto non libera, non convinta, non voluta, sotto il ricatto mafioso ed arrogante di una classe dirigente sempre più aggressiva nel suo programma di ristrutturazione sociale in senso antidemocratico.

Ma gli straordinari risultati del “no” di Pomigliano prima e di Mirafiori poi rappresentano una grande risposta della classe operaia che non si è lasciata intimidire dai ricatti di Marchionne, ed ha rilanciato con lo sciopero generale FIOM indetto per il 28 gennaio, aperto alla mobilitazione del movimento studentesco, sciopero che noi riteniamo debba essere trasformato esteso a tutti i lavoratori e di tutti i settori sociali in lotta contro l'offensiva padronale e la destra politica. E' per questo che siamo e saremo con gli operai e le operaie della FIOM nella loro lotta non solo per il contratto, ma per l’esistenza stessa di un sindacato che sia ancora espressione dei lavoratori e non contro di essi.

La fase è segnata da un attacco ignobile al diritto allo studio, a cui noi, al fianco e come componente d'avanguardia del movimento studentesco, cerchiamo di porre un freno. I tagli del FFO alle università, l’inserimento dei privati (anche non investitori) nei CdA d'Ateneo, che vanno a sostituire il già antistudentesco e baronale Senato Accademico, i tagli drammatici (84%) alle borse di studio statali basate sul reddito, rimpiazzate dal “prestito d'onore” in nome di una falsa meritocrazia classista, sono volti evidentemente a rendere la nostra società più ignorante, più elitaria, meno solidale, meno critica. Affinché le attuali classi dirigenti possano continuare a disporre della cosa pubblica a proprio comodo.

Noi non ci stiamo. E' partendo principalmente da questi due dati, ovviamente non gli unici (potremmo parlare della crisi internazionale del capitale, della guerra senza fine in Afghanistan, di un’Europa che si rivela solo dei mercati e non delle persone, men che meno dei lavoratori), impone una riflessione sul futuro, nel XXI secolo, dei giovani italiani e, tra i giovani, sul ruolo di noi comunisti.

Che fare? Noi, dall’Abruzzo, recependo il messaggio unitario della Federazione della Sinistra, vogliamo unire gli sforzi e, sin d’ora, dare avvio a progetti e iniziative concrete sui territori, così come a momenti di confronto e di elaborazione politica e ideologica. Tutto ciò insieme. Perché l’unità dei comunisti e di tutta la sinistra di alternativa, oggi più di ieri, è la via da seguire tanto a fronte della deriva da basso impero della destra politica e degli attacchi padronali, tanto a fronte del complesso di un bipolarismo che, benché sia stato il tentativo di dare una forma politica perfetta alla stabilità della restaurazione sociale antidemocratica, è oggi sempre più in crisi, a fronte delle istanze di alternativa avanzate della ribellione sociale che progressivamente va crescendo nel paese.

E se noi, come vogliamo e crediamo, sentiamo forte l’esigenza di opporci, lottare, contestare, proporre, dobbiamo unirci, partendo da ciò che ci unisce, in tutti i territori, al di là della varia presenza delle nostre organizzazioni, sviluppando percorsi ed iniziative unitarie delle due organizzazioni giovanili, a concretizzare la rinnovata unità dei giovani della Federazione e il messaggio, altrettanto forte, che da noi parte, la voglia di riunire tutti i comunisti e tutto il popolo della sinistra di alternativa.

La prospettiva è tracciata. Noi comunisti, noi giovani, aspiriamo ad essere un'unica più grande forza che guidi la nostra generazione verso la consapevolezza di dover lottare per i propri diritti, nella volontà, insopprimibile, di resistere, contestare, proporre l’alternativa.

Per questo proponiamo la costituzione di un “coordinamento regionale unitario” delle organizzazioni giovanili aderenti alla FdS (GC e FGCI). Un organismo unitario, espressione delle esigenze e delle proposte di tutti i militanti, in movimento per la trasformazione dello stato di cose presenti, per tornare, in Abruzzo, a lottare. Insieme.

lunedì 6 dicembre 2010

12 dicembre 1970-2010: 40 anni di lotte studentesche, ricordando Saverio Saltarelli


domenica 12 dicembre
ore 16:30
iniziativa pubblica presso la Sala Consiliare del Comune di Pescasseroli (Aq)

La presenza politica dei comunisti a Pescasseroli nel periodo fra le due guerre.
Relatore: Riccardo Lolli

Gli anni '70 a Milano, la stagione delle stragi e del movimento studentesco; la figura di Saverio Saltarelli, compagno, studente.
Relatore: Giovanna Capelli – Comitato Politico Nazionale Rifondazione Comunista, negli anni '70 dirigente del movimento studentesco di Milano

Il movimento studentesco di oggi: le lotte in Abruzzo contro la “riforma” Gelmini.
Relatore: Francesco Marola – Giovani Comunisti/e Abruzzo

introduce e coordina:
Silvano Di Pirro - consigliere comunale Pescasseroli, gruppo Bene Comune / Rifondazione Comunista

intervengono:
Maurizio Acerbo – consigliere regionale PRC-FdS
Antonio Saia - consigliere regionale PdCI-FdS
Marco Fars – Segretario regionale PRC-FdS
Antonio Macera – Segretario regionale PdCI-FdS


per informazioni: 3890495143 - 3483056354


SAVERIO SALTARELLI:

La Federazione della Sinistra ricorda Saverio Saltarelli a 40 anni dalla sua uccisione, avvenuta a Milano all'età di soli 23 anni durante la repressione delle manifestazioni popolari nel primo anniversario della bomba di Piazza Fontana (12 dicembre 1970), città dove frequentava la facoltà di giurisprudenza e lavorava per mantenersi gli studi.

La vita di Saverio, giovane militante di sinistra originario di Pescasseroli, simboleggia la vicenda di un'intera generazione che maturò l'impegno politico ideale e militante nelle vicende cruciali segnate dalla strategia delle bombe, dai tentativi di colpi di stato e di manomissione violenta della democrazia.

Riteniamo questa iniziativa doverosa verso l'esperienza umana e politica di un giovane compagno, il cui ricordo è giusto che viva nelle aspirazioni delle nuove generazioni impegnate nelle lotte di oggi per la difesa dei diritti democratici, per scuole e università pubbliche di qualità, e viva in chiunque si impegni “nella lotta per la democrazia e il socialismo”, come è scritto nella lapide commemorativa posta sul luogo dove venne colpito mortalmente da un candelotto lacrimogeno.


mercoledì 1 dicembre 2010

OCCUPATA L'UNIVERSITA' DE L'AQUILA CONTRO IL DDL GELMINI


L'AQUILA - 30 novembre: I Giovani Comunisti hanno promosso e partecipano attivamente al movimento universitario che, a partire dall'iniziativa lanciata venerdì scorso in cui insieme sono saliti sui tetti della facoltà di lettere a Bazzano, oggi ha dato luogo ad una manifetazione nel centro storico de L'Aquila.

Questa mattina in oltre 500 abbiamo oltrepassato la Zona Rossa e abbiamo posto i nostri striscioni sulla vecchia sede della Facoltà di Lettere a Palazzo Camponeschi. Oggi questa sede diventa il luogo simbolico che raffigura lo stato di macerie in cui il Governo Berlusconi e il Ministro Gelmini hanno ridotto il sistema universitario italiano.

Il DDL Gelmini mette in crisi l'Università pubblica in Italia a partire dal Diritto allo Studio, che viene cancellato per centinaia di migliaia di studenti con l'introduzione del Prestito d'onore che, in nome di una tanto sbandierata quanto falsa meritocrazia, elimina di fatto il sistema di borse di studio statali basate invece sul reddito.

Un DDL volto all'ulteriore precarizzazione del sistema della ricerca e che chiude in maniera classista l'accesso al sistema della formazione e della conoscenza. Un DDl che, come molte altre "riforme" ed interventi di questo Governo, fa pagare la crisi alle classi sociali più deboli, ai lavoratori, ai giovani, alle donne e ai precari.

E' per questi motivi che anche a L'Aquila, tra le macerie dei monumenti del centro storico, abbiamo proclamato l'OCCUPAZIONE delle Facoltà di Lettere e del Polo Scientifico: per difendere l'Università pubblica italiana insieme a studenti, ricercatori, docenti e personale universitario.


Francesco Marola
Coordinatore regionale
Giovani Comunisti/e Abruzzo



venerdì 26 novembre 2010

i GC sul tetto di Lettere in Rivolta


Questa mattina come Giovani Comunisti abbiamo preso parte alla manifestazione auto-organizzata dagli studenti della facoltà di Lettere, siamo saliti sul tetto dell'edificio con megafoni, striscioni e bandiere per gridare la nostra contrarietà al ddl Gelmini.

Abbiamo manifestato per la difesa del diritto allo studio, le borse di studio secondo quanto previsto nel ddl infatti non saranno più erogate dallo Stato ma da una SpA sotto forma di prestito temporaneo (prestito d'onore) su base meritocratica e non più per criteri di reddito: potrà permettersi gli studi solo chi avrà la possibilità economica di sostenerli.

Inoltre abbiamo manifestato contro la privatizzazione di fatto dell'università avviata dal ddl sotto la forma mascherata del cda con il 40% minimo di esterni privati che imporrà i percorsi didattici e di ricerca.

Anche i ricercatori sono intervenuti per spiegare agli studenti le ragioni della loro protesta.

E' inaccettabile questa riforma fatta di soli tagli, ispirata più dal ministero dell'economia di Tremonti che da quello dell'Istruzione, per cui la formazione è vista solo come un costo e non come una risorsa.

Protestiamo contro il ddl anche a L'Aquila perché, anche se viviamo i particolari e pesantissimi disagi dovuti alla condizione del post terremoto come l'assenza di mense, e ad oggi la mancata copertura delle borse di studio del presente a.a., abbiamo il dovere di fare la nostra parte in una mobilitazione nazionale che in queste ore coinvolge tutti gli atenei del paese

Condividiamo la proposta formulata dall'assemblea degli studenti al termine della manifestazione, ovvero il corteo di lunedì 29 novembre ore 10 con percorso dal polo di coppito fino la prefettura presso la gdf

Invitiamo tutti gli studenti e tutte le componenti universitarie dell'Aquila ad aderire alla manifestazione, come Giovani Comunisti a L'Aquila come in tutta Italia proseguiremo a oltranza la mobilitazione affinché venga ritirato il ddl.

Giovani Comunisti L'Aquila

* * * * *

PER LUNEDì 29 DISDETTO IL CORTEO DA COPPITO!

l'assemblea universitaria che si è tenuta ieri alle 17:00 in piazza duomo ha stabilito che nella mattinata di lunedì si terranno assemblee straordinarie in tutte le facoltà a partire dalle ore 9:00 per poi decidere le mobilitazioni contro il DDL della giornata.
massima presenza di tutto il mondo universitario e massima determinazione contro il DDL Gelmini!
difendiamo l'Università pubblica e i nostri diritti, il DDL non deve passare!

giovedì 18 novembre 2010

20 NOVEMBRE, L'AQUILA CHIAMA LE BSA!

Le Brigate di Solidarietà Attiva sono nate nel territorio aquilano, nel periodo più duro che esso abbia attraversato. Hanno risposto alla repressione delle forze cittadine da parte dei poteri forti autogestendo due campi tenda, proponendo come alternativa all'assistenzialismo subdolo del governo (teso unicamente all'appiattimento delle volontà collettive territoriali allo scopo di reprimere il dissenso verso una non condivisa, falsa e scarsamente utile "risoluzione" dell'emergenza abitativa) una reale e attiva solidarietà che non fosse composta di doni calati dall'alto, ma che si presentasse come un'orizzontale determinazione alla risoluzione delle infinite problematiche incontrate. Per questo L'Aquila è e sarà sempre grata alle Brigate di Solidarietà Attiva.

Ma le Brigate non si sono fermate. Riproponendo la stessa forma di attività volontaria orizzontale e solidale, unita allo spirito della lotta per la giustizia sociale, si sono avventurate nell'esperienza di Nardò costruendo un campo che ospitasse i migranti che ogni anno lavorano in nero nei campi, vivendo senza casa e servizi minimi in aperta campagna. Da quel momento in poi al fianco di tutte le realtà popolari colpite da questa gestione della crisi "da destra", e al fianco di tutte le lotte popolari e operaie (come la manifestazione FIOM a Roma del 16 Ottobre), ci saranno le brigate, spinte dall'attenzione al mondo del lavoro che le contraddistingue come associazione sì, solidale, ma Comunista in primo luogo.

Oggi L'Aquila chiama l'Italia, questa volta non per chiedere aiuto, ma per lottare insieme ad essa. L'Aquila chiama l'Italia del "No alle grandi opere inutili", perché ha conosciuto in prima persona la cementificazione scellerata senza concertazione con la popolazione in favore di cricche d'affari miliardari. L'Aquila chiama l'Italia di Terzigno e Chiaiano, perché ha visto in prima persona gli effetti devastanti e antidemocratici della logica del commissariamento, che esautora le elette istituzioni locali in favore di un'autoritaria e interessata elite.

L'Aquila chiama l'Italia del 16 ottobre, della Fiom, dei metalmeccanici ma anche dei precari, perché nel cratere non è stato fatto nulla ancora per i disoccupati post-sismici. L'Aquila chiama l'Italia di Nardò perché a lavorare nei cantieri sono gli "invisibili" migranti, e nessuno può sapere in che condizioni sono perché per quello Stato che è assistenzialista solo quando gli fa comodo non esistono.

L'Aquila chiama le Brigate di Solidarietà Attiva, perché hanno saputo rispondere intelligentemente non solo alle esigenze materiali della gente aquilana il 7 Aprile, ma hanno anche risposto alle esigenze sociali e organizzative di questa e hanno saputo lottare con essa quando è stato necessario. Sappiamo risponderanno positivamente a quest'ultimo, nazionale, SOS.

Matteo di Genova

Giovani Comunisti/e - Responsabile Brigata Solidarietà Attiva L'Aquila

sabato 30 ottobre 2010

LA RIFORMA NON LA VOGLIAMO - NOI LA CRISI NON LA PAGHIAMO


Nella manifestazione studentesca di oggi a L'Aquila è stato questo lo slogan dominante.

Riassume benissimo i motivi della protesta contro la "controriforma" di scuola e università pubbliche voluta da Gelmini e dal governo Berlusconi:

tagliano senza pietà fondi, borse di studio e posti di lavoro di docenti precari e ricercatori, perché vogliono far pagare a scuola e università pubbliche i costi della crisi causata dalla speculazione della stessa classe padronale che non subirà la durezza di questa riforma, perché continuerà a mandare i propri figli in scuole private, che invece ricevono dallo Stato i finanziamenti sottratti al pubblico. Per questo diciamo che questa è una riforma classista che vuole riportare indietro nel tempo la società italiana.

Nel frattempo con il ddl lavoro è passata l'ennesima legge vergogna di questo governo, l'apprendistato professionalizzante che prevede si possa assolvere l'obbligo scolastico andando a lavorare a 15 anni, abbassando di fatto l'età dell'obbligo. Vergogna!

Gli studenti dei Giovani Comunisti assieme a docenti, personale ata, precari, continueranno a resistere ad oltranza con tutti i mezzi necessari fino a quando la controriforma non verrà ritirata, e a lottare per una scuola pubblica accessibile a tutti, di massa e di qualità

CONTRO:

- tagli di 8 miliardi di euro alla scuola pubblica;
- 150 milioni di euro all’anno per la scuola
privata;
- licenziamento di 84 mila docenti e 43 mila lavoratori Ata;
- impoverimento della didattica e affossamento del diritto allo studio

PER:

- l'introduzione dell’obbligo scolastico fino a 18 anni;
- sussidio di 200 euro per ogni studente con reddito familiare basso;
- gratuità dei libri di testo;
- piano decennale sull’edilizia scolastica;
- stabilizzazione di tutti i precari della scuola;
- adeguamento delle risorse per l’istruzione alla media europea

Giovani Comunisti L'Aquila

domenica 17 ottobre 2010

Giovani Comunisti e collettivi studenteschi al presidio Cobas contro la Gelmini


Questa mattina i Giovani Comunisti della federazione Prc dell'Aquila e i ragazzi dei collettivi studenteschi hanno partecipato al presidio/corteo proclamato dai Cobas scuola di fronte al palazzo della regione Abruzzo per protestare contro la riforma Gelmini, che complessivamente ha portato al taglio di 130000 precari, contro i tagli agli insegnanti di sostegno, ai laboratori, ai corsi pomeridiani per sottolineare il problema delle classi sovraffollate e quindi della sicurezza causato dal taglio degli insegnanti.

Una delegazione di studenti e lavoratori è stata ricevuta dal vice presidente del consiglio regionale De Matteis al quale sono state esposte le numerose problematiche circa scuola e università.

I GC ritengono inadeguata la risposta fornita sul problema della residenzialità universitaria.

Il rappresentante del consiglio regionale ha richiamato le responsabilità di rettorato e comune ma non ha assunto quelle della regione che è l'ente responsabile del diritto allo studio universitario.

Ribadiamo la nostra richiesta di gestione pubblica delle strutture residenziali esistenti a partire dalla San Carlo Borromeo realizzata con 7 milioni di Euro di fondi Fas e attualmente gestita dalla Curia, un ente privato, al di fuori delle graduatorie pubbliche, il ripristino della Reiss Romoli e l'utilizzo della caserma Campomizzi.

15/10/10

Giovani Comunisti L'Aquila

mercoledì 13 ottobre 2010

16 ottobre i GC con la Fiom! pullman dall'Abruzzo








Sabato 16 ottobre i Giovani Comunisti lottano uniti con gli operai e le operaie della Fiom!

Contro l'attacco ai diritti di lavoratori e lavoratrici
Per la dignità e la centralità del lavoro come fondamento della democrazia


elenco dei Pullman dall'Abruzzo